Blog, metriche e valore

Vorrei affrontare la questione che è stata risollevata per la rete nelle ultime settimane. Dalle metriche si è passati al loro utilizzo per valutare la autorevolezza di un blog rispetto agli altri per finire a discutere di come applicare le metriche per calcolare il potenziale pubblicitario di un dato blog. A questi temi si potrebbe accostare quello sollevato da Mafe al Turin BarCamp quando ha parlato di User Generated Revenue, il ritorno economico generato dai contenuti generati dagli utenti.
Secondo me, tutto questo fa parte del montante interesse verso il fenomeno dei blog da parte del mondo “reale” (quello che non naviga abitualmente per la rete). E tutto si potrebbe riassumere nella domanda: qual è, se esiste, il saldo (economico) positivo del web sociale (o web 2.0 che dir si voglia)?
Per il mio parziale punto di vista, il saldo positivo del singolo blog non esiste. Non si può andare a valutare quanto economicamente può essere influente un blog guardando esclusivamente quel blog. Per questo che la famigerata mappa è così affascinante: mostra un mondo in cui le interdipendenze sono, a tutti gli effetti, il vero motore. Un blog ha autorevolezza in quanto immerso in una comunità che riceve e dà valore. Un valore, oltretutto, non statico e sempiterno, ma soggetto a mutazioni, non solo a seconda in quale istante noi la guardiamo, ma anche a seconda di quale prospettiva utilizziamo per guardarla.
A titolo di esempio, si potrebbe fare una mappa animata, creata dalla successione temporale di tutte le mappe. Vedremmo, di giorno in giorno, i centri di aggregazione spostarsi, i punti riunirsi verso altri punti di aggregazione (penso solo a quanto siano diventati centro attrattivo i blog come MelaBlog o Debiase durante i giorni del MacWorld o, poco prima, Eio con il fincipit o, ancora prima, Tao con i ditloidi). È una galassia in perenne movimento, soprattutto ora che la/le discussione/i è/sono in gran fermento.
Cosa vuol dire tutto ciò dal punto di vista del mercato? Esiste un modello di mercato su questo tipo di organizzazione? Secondo me, se esiste, è un mercato che rifugge, per evidenti motivi, le polarizzazioni permanenti, e quindi non porterà all’emersione definitiva di un qualche soggetto.
Ecco che qui si inserisce l’economia del dono, che, tralasciando l’immagine poetica, è l’unica maniera per presentare le proprie istanze, che siano di tipo creativo, economico o di autoaffermazione, per entrare in un luogo, la rete, il cui lo scalino iniziale si sta facendo sempre più basso.

Un pensiero su “Blog, metriche e valore

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