These important years

Sono così preso dall’internet che mi sono fatto scappare l’anniversario del mio primo post, su zuck.splinder.it (ancora non era .com) che, naturalmente, non posso linkare. Era un post scarno che si può leggere nell’archivio. Era il 28 Giugno 2003. 10 anni fa esatti, mi si era rotto il lettore cd, pare.

Di solito tutti gli old bloggers si lanciano in giustificazioni su perché non si posta più nulla.

Io no.

Quando è ora è ora

Era da un po’ che avevo volevo scrivere un post sul mio vecchio blog.

Cincischiavo.

Rimandavo.

Ero indeciso.

Un po’ come loro, che si capiva che ci meditavano già da un po’. E allora, quando si sono decisi loro, mi sono deciso anche io.

Sono qui davanti al portatile,  con il mint julep ghiacciato accanto e mi accingo a scrivere il mio primo post dopo 2 anni. Ma visto che parla di musica, ho deciso di postarlo di là.

Ecco a voi, La vita e come viverla

Il signor Parodi

Sono alla bettola giù al porto e ho ‘sta tipa dai capelli gialli seduta di fronte, mentre il signor Parodi cerca di attaccar bottone con una bruna, una danzatrice di flamenco che si fa accompagnare da suo padre.
Negli spettacoli, intendo dire. Cioè, lei balla e suo padre strimpella la chitarra in un angolo del palco, ecco.
Comunque, una figa da paura, ragazzi. E chi non vorrebbe aver per le mani qualcosa del genere?
E, cari miei, spero di esserlo anch’io, figo.

E allora le grido – “Facci passare questa nottata, Maria! Mostrami una di quelle famose danze spagnole!”
“Passami un’altra bottiglia, amico mio, e credi in me, ti supplico”
E lui, che non capisce mai alla prima, mi fissa con quello sguardo vuoto.
“Aiutami a credere” – gli ripeto – “aiutami a credere in qualcosa, perché voglio essere uno che crede in qualcosa”
Lo fisso di nuovo in quegli occhi vuoti e lucidi e sono pronto a giurare, cari miei, che non ha capito un cazzo.

Perché il signor Parodi e io ci raccontiamo sempre ‘ste storie, tipo quando siamo di fronte a delle belle ragazze: – “Quella guarda te! Oh no, no, sta guardando me!” – cose del genere.
Sorridiamo nelle luci brillanti e andiamo sempre in coppia.
Quando tutti ci adoreranno, non saremo mai essere soli.

“E se fossi un pittore, mi dipingerei in blu, rosso, nero e grigio. Tutti bei colori” – me ne scolo un’altra – “e anche pieni di grandiosi significati!”
Adesso anche il signor Parodi è sulla mia lunghezza d’onda: – “il grigio è il mio colore preferito, io sono del genere simbolista” – mi dice, ammiccando alla tipa – “almeno fino a ieri lo ero!”
“E se avessi conosciuto Picasso, adesso sarei in giro a suonare quella chitarra grigia che dovevo comprarmi!”

È perché il signor Parodi e io guardiamo al nostro radioso futuro, quando siamo di fronte a delle belle ragazze: – “Fissa te! Oh no, mi sono sbagliato, fissa proprio me!”.
Perché in fondo, stiamo su un palcoscenico e, se vi devo dire la verità, quella chitarra grigia me la sono comprata per davvero
E sono convinto che, quando tutti mi adoreranno, non potrò mai essere solo.

Per finire. dico al mio compare:- “Voglio essere un leone, in questo mondo di gattini”
“Tutti vogliono diventare delle grandi star” – mi ribadisce – “ma ognuno per una ragione differente”
“Credi in me, amico, perché io non credo in niente e vorrei essere qualcuno in cui credere” – e questa, forse, è la mia ragione, caro signor Parodi.

È perché io e il signor Parodi ci sbattiamo nei vicoli, per finire di fronte a delle belle ragazze.
“Lei è perfetta per te! E, dannazione, ne esisterà una perfetta per me!”
“Io vorrei diventare come Bob Dylan” – aggiungo
“Non ce ne sarebbe uno un pochino più ganzo, per me?” – mi propone
“Ma quando tutti ti adoreranno, sarai ganzo all’ennesima potenza!”

È perché il signor Parodi e io ci stoniamo davanti alla TV, sperando prima o poi di vederci noi stessi.
“Quanto vorremmo diventare famosi, eh sì!”
“Ma non sappiamo perché, né come!”
“Ma quando tutti mi adoreranno, sarò felice all’ennesima potenza!”

D’altra parte, è scritto: il signor Parodi e io diventeremo delle grandi star.

Things the grandchildren should know

Copertina del libro Things the grandchildren should knowMark Oliver Everett (detto E) è il leader e l’unico membro stabile degli Eels. Ma è anche il figlio di uno dei più grandi fisici del ventesimo secolo, Hugh Everett, l’autore della teoria dei mondi paralleli. Un interessante (proiettato anche prima del recente concerto a Milano, tra lo stupore dei presenti che non conoscono le abitudini di E) documentario della BBC Parallel worlds parallel lives descrive la vita del fisico attraverso gli occhi del figlio che, a molti anni dalla morte del genitore, ripercorre i luoghi della vita di quest’ultimo nel tentativo di capire la sua teoria e di recuperare quel rapporto che, in vita, non c’era mai stato.

Quest’anno, E ha pubblicato anche un libro, Things the grandchildren should know, che ripercorre la sua vita, dai primi anni di vita fino al giorno d’oggi. Anche se ancora giovane, la vita di E è stata piena di avvenimenti, per lo più tragici. La morte del padre, il suicidio della sorella, la morte della madre hanno segnato la vita di E, convicendolo di avere una vena di follia e depressione nella sua famiglia. Gli avvenimenti vengono descritti con uno stile piano, senza enfasi, ma anzi con una vena di ironia che allevia la pesantezza dell’accaduto. Non bisogna dimenticare che proprio dalle disgrazie avvenute E ha tratto uno dei dischi più belli degli anni novanta, Electro shock blues. E che anche il suo ultimo capolavoro, Blinking lights and other revelations (in cui vi è la canzone che dà il titolo al libro), ripercorre tutta la sua vita.

Un libro consigliato a tutti quelli che conoscono gli Eels. Gli altri, che si ascoltino prima i dischi!